Perché dico: finalmente le primarie

Ott 1, 2010 by     No Comments    Posted under: il pd






1) Cuius regio, eius religio

Questa espressione latina sintetizza, di fatto, il concetto di religione di stato. Ebbe grande rilevanza ai tempi della riforma protestante: vuol dire in sintesi che il popolo doveva avere la stessa religione del signore locale. E che c’entra con il Pd, il congresso e via dicendo? C’entra perché siamo un partito organizzato in questo modo. E lo dico senza dare un giudizio di merito, di valore. E’ un dato di fatto. E questo succede sia nei circoli veri che in quelli finti. Il posizionamento di questo o quell’esponente che all’interno di un circolo viene ritenuto autorevole condiziona il comportamento di una parte considerevole degli iscritti. Si tratta di quegli esponenti capaci di produrre consenso.

Questa non è la degenerazione, è la regola nel Pd. Le persone che sono state convinte dai dibattiti congressuali si contano sulla punta delle dita. Abbiamo perso il gusto e la capacità di confrontarci pubblicamente. Questa è la mia esperienza, limitata a pochi circoli. Ma non credo che sia così differente in generale. Certo, ci sono circoli più “condizionati” e circoli più “liberi”, ma si tratta soltanto di gradi differenti del medesimo fenomeno.

La conseguenza è che ormai i congressi, si tratta di una tendenza che viene da lontano, non sono altro che scontri fra eserciti organizzati. E non vince chi è più convincente ma chi ha l’esercito meglio organizzato. Sono semplici fenomeni di conta.In questo periodo, tutto questo, è andato verso la degenerazione del modello basato sul consenso personale. Lo abbiamo visto in Calabria, a Napoli, e anche a Roma. Quello a cui ho assistito personalmente a Osteria del Curato e che mi hanno raccontato tanti compagni attendibili in varie zone di Roma, è vergognoso.

E chi vota omaggiando il capobastone locale non è una persona libera. E’ un servo. Vi potrete scandalizzare per la durezza del tema, ma, come si dice, nun me ne po’ frega’ di meno. I benpensanti che fanno i giornalisti seguendo solo le conferenze stampa dei big farebbero bene a immergersi nella “fanga” come la chiama Zoro, che in questo caso assume le caratteristiche ben più inquietanti dell’escremento umano rispetto a quelle del semplice fango.

Ieri 13 persone volevano votare pur non risultando iscritte in quel circolo (si tratta del 5 per cento del totale dei votanti, non di bazzecole). Uno di questi mi ha fatto vedere la tessera e risultava iscritto a Dragona, Ostia. Una ventina di chilometri più in là. Non sapeva neanche dove fosse, Dragona. E dire che, a termini di regolamento, avrebbe dovuto andare al circolo a iscriversi. Ho visto un dipendente dell’ufficio tecnico del X Municipio premurarsi di controllare chi avesse votato. Ho visto il coordinatore del circolo andare a verificare di persona come stessero votando alcuni iscritti. Ho visto un anziano signore che non riusciva a camminare, a parlare, non era in condizione davvero di esprimere liberamente il proprio voto. L’hanno portato a braccia nella stanza dove si votava e hanno fatto la croce sulle schede al suo posto.

Ho visto un circolo fra i più piccoli d’Italia (cinque sezioni elettorali) in cui gli iscritti sono diventati 362 e all’ultimo giorno prima del congresso ne sono stati aggiunti altri 90 arrivando addirittura a 453. Hanno spedito qua tutta la monnezza avanzata a Roma, è evidente.Ho visto troppe cose che mi fanno vergognare di essere iscritto a questo partito. Mi fermo qui non senza aver detto che autorevoli consiglieri regionali presenti, autorevoli giornalisti rai altrettanto presenti, non hanno sentito la stessa vergogna. Mi vergogno un po’ anche per loro.Io non credo che questa sia la regola, questa è la degenerazione di un sistema di gestione del potere. Un sistema che a me non sta bene.

2) Il respiro delle primarie

Perché abbiamo deciso di far eleggere il nostro segretario con le primarie? Perché era l’unico modo di scardinare questo sistema. Penati, persona stimabilissima, coordinatore della mozione Bersani, ieri ha detto, in sostanza che Dario Franceschini si dovrebbe dimettere. Perché i due terzi degli iscritti al partito di cui è segretario non l’hanno votato. E’ un ragionamento che merita attenzione, si badi bene e che non trovo giusto liquidare con semplici battute. Perché prefigura una conclusione che la mozione Bersani, con grande sagacia sta cercando di introdurre nel dibattito già da tempo.

Più o meno suona così: visto che uno dei tre sfidanti ha raggiunto la maggioranza assoluta del voto fra gli iscritti, a che servono le primarie? E se i risultati fossero diversi da quelli dei congressi si tradurrebbero in una umiliazione degli iscritti. E’ un ragionamento insidioso perché tende a svuotare di significato le primarie stesse e a far diminuire la partecipazione. Se si diffondesse questo messaggio, infatti, gli elettori potrebbero dire: ma se hanno già deciso che c’andiamo a fare il 25 ottobre?Io credo che questo tentativo sia pericoloso, ma sia arginabile per due ordini di motivi.Il primo: gli iscritti sapevano benissimo che non votavano il segretario, ma selezionavano i candidati che poi sarebbero stati votati dagli elettori tutti.

Questo sta scritto nello statuto del Pd, votato da tutti, Bersani e Penati compresi. Non altro.Il secondo: se il risultato delle primarie fosse radicalmente diverso da quello dei congressi, come è del tutto legittimo, di chi sarebbe il problema? Degli elettori che non c’hanno capito nulla o di un sistema di gestione del consenso che è andato in crisi?Mi spiego meglio: io sono convinto che il Pd, i Ds prima, abbia perso il tradizionale rapporto con il suo popolo. Un tempo parlavamo solo a un pezzo di società, quando eravamo il Pci avevamo un blocco sociale di riferimento, ben definito. E c’era un’identità forte fra partito e blocco sociale. Perché il partito era presente nelle scuole, nelle fabbriche. Per cui le indicazioni date dal partito, ad esempio sulle preferenze alle elezioni, erano legge.

Qualcuno dei più anziani si ricorderà il significato della parola “bloccato” riferito alle elezioni. Chi era bloccato, cioè sostenuto in un certo numero di sezione di partito era sicuro al 95 per cento dell’elezione. E quando questo non succedeva, non era di certo causale, ma era sintomo di lotta politica.Poi, l’evoluzione della società ecc. ecc., non a rifare tutta la storia, ha portato ad avere un partito che ha basato sempre più il consenso sulla catena di comando delle correnti. Un sistema di gestione del consenso basato sul favore, sulla clientela, sull’occupazione sistematica di tutte le poltrone, poltroncine, strapuntini. Un sistema che dalle aule parlamentari si dirama nei consigli regionali, poi arriva nei comuni, nei municipi, nei consigli di amministrazione delle società dipendenti dalla pubblica amministrazione, si rafforzano con i posti di lavoro assegnati ai clienti, con i favori fatti ai fedeli. Altro che diritti, in Italia le cose le ottieni solo per favore.

Ma si tratta di un sistema, questo è quello che già Enrico Berlinguer e Aldo Moro avevano intuito negli anni ’70, che non è assolutamente sintomo di forza della politica. Tutt’altro. E’ il sintomo più evidente di una crisi profonda dei partiti che non sono più i blocchi ideologici di una volta, e che non riescono più ad orientare il consenso con la proposta, con le idee.

E’ un sistema debole perché genera preferenze per questo o quel candidato ma non genera voti.Quando potrà incidere sulle primarie e quanto incideranno, invece, tutti quelli che contestano questo sistema. Io credo sia questa la domanda a cui avremo una risposta il 25 ottobre.

Se, come spero, i risultati delle primarie saranno differenti, anche magari non in maniera radicale, da quelli dei congressi, questo non vorrà dire mettere in discussione il voto degli iscritti, ma, al contrario, vorrà dire che il nostro partito e quel sistema di gestione del consenso, è sempre più distaccato dalla società italiana che ha voglia di contare, di dire la propria, non accetta più di essere parte di un castelletto feudale, quel castelletto che ci sta portando al disastro.

Per questo dico: le primarie, finalmente.








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