chi sono

Sono nato il 12 agosto del 1968 a Navacchio, una frazione di Cascina, in provincia di Pisa. Ma mi considero da sempre viareggino, la città d’origine di mia madre. Di quella città ho le  stimmate dentro, quelle di un popolo di marinai e maestri d’ascia, orgoglioso e intransigente come sa esserlo soltanto la gente di mare. Spigolosa e generosa al tempo stesso.

Abito a Roma da quando avevo un anno, quindi, come dire mi permetto di considerarmi anche un po’ romano. Al mio quinto compleanno arrivo allo Statuario, allora una specie di campo giochi sterminato per noi ragazzini. Il cinema della parrocchia, i giardinetti, i montarozzi dietro la ferrovia, i campetti da calcio ricavati fra le case. E poi le puntate dentro il parco, fino alla marrana. E ancora le biciclettate fino alla villa dei Quintili. Fino al sequestro Montani sembrava di essere in un’isola felice, lontana da quella Roma sempre più violenta degli anni ’70.

Comincio ad occuparmi di politica presto, a 14 anni sono iscritto alla Fgci, ma scelgo di fare attività a scuola, al liceo scientifico Peano, di via di Vigna Murata. Lontano dallo Statuario, lontano dal X Municipio, anche per esorcizzare quella presenza importante, ma anche un po’ ingombrante di mio padre, giornalista de “L’Unità” e impegnato nel Partito comunista. Io sono fatto così, quando mi dicono “ma tu sei il figlio di Alessandro” un po’ mi scoccio.

Dopo la svolta di Occhetto, provo a stare dentro Rifondazione, ma il lavoro mi porta lontano dalla politica militante. Nel frattempo ho cominciato a fare il giornalista. Paradossalmente come mio padre. Mi faccio le ossa in giornaletti di settore, periodici locali. Poi nel ’91 entro a Paese Sera, rigidamente come abusivo, 20mila lire lorde a pezzo. Scuola, università, cronaca nera e poi ancora esteri, cronaca nazionale, pagine locali di Ostia. Una scuola di sopravvivenza, dove ancora ti insegnavano a scrivere e ti dicevano che il lancio di agenzia non serve a nulla. Nei posti ci devi andare. E di chilometri ne mancino, giro tutta Roma per seguire i piccoli e i grandi eventi della cronaca.

Nel ’94 quella storica esperienza finisce. Il Pds, come prima il Pci, non capisce l’importanza di un giornale libero, non uno strumento di propaganda, ma credibile. Di sinistra, ma non omologato. E io ricomincio il viaggio nei giornali locali: Roma Circoscrizione, poi Il Giornale di Ostia, Tiburno a Guidonia. Intanto collaboro con qualche testata più prestigiosa. Ma non interessa adesso al dipanarsi del mio ragionamento. Nel 2001 il capogruppo dei Ds Michele Meta, mi chiama in Regione come responsabile della comunicazione del Partito. Michele è una figura strana, uno di quelli capaci di convincerti. Rigoroso, sobrio. Un dirigente insomma. E mi fa innamorare di nuovo della politica. Mi iscrivo ai Ds, questa volta sezione Statuario, il complesso di inferiorità è superato. Dopo un annetto vengo eletto segretario. E cominciano gli scazzi con Rocco, il mitico Stelitano, con il quale finirà letteralmente a capocciate (presa) e al quale però mi lega una passione per la politica, quella bella che risolve i problemi, che segue l’interesse generale. Conosco Lucio, Attilio, Roberto, Carlo, Enzo, le colonne della sezione. Conosco Battaglia, poi gli altri che contano nel X Municipio: Leuci, Bugarini, Baldini, Pirone. Si discute, ci si divide, si decide. Le riunioni sono ancora quelle della mia adolescenza. A tutte le ore, feste comprese. Ma le sezioni sono più vuote, strumenti che non riescono più a leggere una realtà diversa. Fanno anche l’errore di eleggermi segretario del X Municipio. Errore a cui riparano nel giro di pochi mesi, con la fondazione del Partito democratico. Altra scommessa in cui entro con il mio entusiasmo e il mio impegno esclusivizzante. Io sono fatto così quando faccio una cosa la faccio fino in fondo. Sia cuocere le salsicce per venti giorni consecutivi alla festa de L’Unità, sia leggere un saggio di politica che mi appassiona.

Nel Pd, il gruppo che aveva diretto i Ds si ritrova improvvisamente minoranza, stretto da un abbraccio (mortale per il Pd) fra le parti peggiori dei due partiti di origine con la complicità di quelli che arrivano dalla lista civica, ma che di civico hanno ben poco.

Per farla breve, non ci diamo per vinti, anche di fronte a una giunta municipale che si deteriora sempre più, la cronaca – se leggete queste righe la conoscete meglio di me – e a una maggioranza in cui il collante non sono le idee, ma è rappresentato da un complicato intreccio di affari e interessi trasversale a destra e sinistra. Cosa distingue più questa esperienza dalla destra? Per me troppo poco, soprattutto dal punto di vista della questione morale. Di quel rispetto per l’etica pubblica che dovrebbe sempre guidare un amministratore.

Nel 2015 ho lasciato il Pd, nauseato oltre che dall’invasione renziana, anche da quello che è successo a Roma. Dove il partito, i militanti, vengono letteralmente incatenati da un commissario, Matteo Orfini, del tutto illegittimo. Ho aderito a Futuro a sinistra, l’associazione lanciata dal deputato Stefani Fassina, anche lui uscito dal Pd. Di Fas sono stato referente romano fino alle elezioni amministrative del 2016. Poi mi sono dissociato dal percorso costituente di Sinistra italiana: troppo vertice e niente base, secondo me.

Insomma, e la finisco qui, questo sono io: giornalista, attualmente lavoro all’ufficio stampa del Consiglio regionale Lazio dopo aver vinto un concorso, innamorato della politica e non delle poltrone.  Curioso delle nuove tecnologie, battute solo da un bicchiere di vino e una bistecca alla brace. Conosco l’amministrazione pubblica, so cosa è una delibera, chiedo aiuto agli esperti di un settore. Non ho paura di decidere, ho paura dell’assenza di decisione.

Questioni di soldi

Chi fa politica deve dichiarare pubblicamente cosa possiede e quanto guadagna. Sono proprietario al 50 per cento di una abitazione costruita nella 167 di Osteria del Curato 2, in diritto di superficie. Costruita da una coop edilizia. Ho la nuda proprietà della casa di mia madre e mio padre a Lido di Camaiore. Ho una moto, una splendida Honda Cbr600 F. In Regione guadagno circa 1600 euro al mese. Ho un conto corrente Unicredit che raramente si innalza al di sopra dello zero.

La mia vita privata

Sarò brevissimo: non vi riguarda. Sono uno strenuo difensore del concetto di privacy. Anche per chi si impegna nella vita pubblica. L’unica cosa dovete sapere è che sono incensurato.



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