Meglio andare al mare, che fa caldo.
Il pippone del venerdì/65

Lug 20, 2018 by     No Comments    Posted under: Il pippone del venerdì






La situazione è questa: nel Mediterraneo si continua a morire mentre Salvini mostra i muscoli a chi annega. Nel frattempo ci ritroviamo uno che fino a poche settimane fa era dipendente di Mediaset alla presidenza della commissione di vigilanza sulla Rai con i voti di Lega, Forza Italia e Pd. E per finire, per alleggerire il decreto dignità, tanto vacuo ma comunque inviso a Confindustra talmente assuefatta ai governi scendiletto da non poter sopportare alcuna regola in favore dei lavoratori, quasi certamente torneranno i voucher, ovvero la schiavitù con un nome più corretto.

In tutto questo dove siamo? Protestiamo su facebook, ci facciamo coraggio tra di noi e ne usciamo con le nostre convinzioni ancora più forti. Il Pd riunisce la sua segreteria nazionale nelle periferie più disagiate di Roma, Napoli e Palermo, dibatte con grande ruvidezza sulla data in cui svolgere le primarie e sta bene così. Articolo Uno celebra clandestinamente un congresso senza senso alcuno e sta bene così. Liberi e Uguali agonizza, tra nomine come al solito calate dall’alto e silenzi imbarazzanti che continuano a essere la nota caratteristica di questo “soggetto politico”. Poi alla prossima assemblea nazionale magari si ripresenteranno a chiedere scusa. I sondaggi, per la cronaca ormai danno Salvini-Di Maio oltre il 60 per cento e se non ci diamo una mossa alle prossime elezioni la sinistra non concorrerà proprio. Perché quando gli elettori hanno la percezione che siano altri i protagonisti della partita il voto tende a polarizzarsi, ormai dovremmo averlo capito.

Eppure si può anche fare di peggio. Basta leggere le due proposte contrapposte – ma in fondo uguali – che arrivano da Laura Boldrini e Nicola Fratoianni. Due che, badate bene, sono stati eletti in Parlamento nelle liste di Leu con l’impegno, va sempre ricordato, a costruire un partito unitario a partire dal 4 marzo. In questa situazione, dai due più barricaderi leader della sinistra multipla uno si aspetterebbe chiamate in piazza anche alla fine di luglio. Niente da fare. Si ha piuttosto la sensazione che si trovino su qualche terrazza a discettare sorseggiando aperitivi esotici. L’ex presidente della Camera lancia un’ideona per le elezioni europee: la lista di tutti i progressisti (in sostanza Pd e Leu), un’alleanza doverosa, a suo dire, per contrastare i populismi. Il segretario di Si fa la proposta opposta (e per questo, in fondo, uguale): una bella lista unitaria di tutta la cosiddetta sinistra radicale. Rifondazione, De Magistris, Altra Europa, Sinistra italiana: tutti insieme appassionatamente.  Dico che si tratta di due proposte opposte ma in fondo uguali perché hanno una nota comune se ci pensate bene: tutte e due prevedono la fine di Liberi e Uguali. Quelli che vengono dal Pd ritornino nel Pd, o in un listone simile. Quelli che vengono dalla sinistra radicale tornino con gli altri pezzettini di quell’area. E vissero felici e contenti. Quelli delle varie destre ovviamente.

L’ho scritto tempo fa, ma oggi mi sembra ancora più attuale. Sembra di vivere una specie di film di quelli dove ogni giornata si ripete uguale all’infinito. Cambiano i protagonisti, ma gli errori restano sono sempre gli stessi. E così dopo il nuovo Ulivo pensato da Pisapia per ripetere i fasti – e i disastri – di Prodi arriva addirittura la lista unita della coraggiosa Boldrini.  Con quali riferimenti culturali, con quali alleanze a livello europeo non si sa. L’unica cosa che conta è far fronte comune contro i barbari che ormai non solo sono alle porte ma sono proprio dentro casa. Poco importa che il Pd guardi a Macron e continui a rivendicare le politiche liberiste adottate dai suoi governi. L’importante è stare insieme. E così, come un novello Bertinotti, incurante del pericolo, arriva il Fratoianni e lancia la nuova accozzaglia radicale. Obiettivo dichiarato eleggere i soliti due, tre europarlamentari. Perché di questo stiamo parlando. E’ dimostrato che gli elettori non la votano questa roba.

E di tutto quello che succede fuori? Se ne interessa qualcuno? Pare di no. Abbiamo un coraggioso deputato che si è imbarcato sulla nave di una Ong del Mediterraneo. Ogni tanto arriva qualche comunicato di Fassina che osanna le tesi del maestro Savona. Poco altro. Tutti a dibattere su cosa fare alle elezioni europee. Che poi sarebbe anche un tema interessante se si affrontassero i nodi veri che abbiamo di fronte. Intanto come si ricostruisce una casa della sinistra anche a livello europeo, andando oltre gli steccati di adesso. Perché oggi come oggi io non mi sento troppo vicino al Pse, o almeno a buona parte dei suoi dirigenti, ma mi sento stretto anche nella Gue, che appare come una formazione residuale, senza la capacità di incidere davvero. E infatti, gli altri, in tutto il continente, di questo stanno ragionando. C’è il tentativo di Diem25, c’è stato il documento firmato da Mélenchon, Podemos e dai portoghesi del Bloco de izquierda. Ci sono movimenti anche nel Pse, dove gli spagnoli non sono proprio uguali ai tedeschi. Non si parte dal contenitore, nel resto di Europa di parla delle questioni che abbiamo di fronte. Gente strana.

Si ha la sensazione, insomma, che l’Italia sia un’isola a sé, chiusa a tutto quello che le avviene intorno, dove protagonisti vecchi al di là dell’età anagrafica tendono a riproporre formule ancora più stanche con l’unico scopo di salvare qualche posticino. Spero di essere smentito ovviamente. Magari a settembre il gruppone di nominati da Grasso nel comitato promotore di Leu ci stupirà producendo un bellissimo manifesto fondamentale del nuovo partito che dia una base solida alla discussione. Magari avremo finalmente un percorso nel quale si parte dai quartieri e non da assemblee provinciali finto democratiche dove prevalgono necessariamente le vecchie consorterie e si riesce a stento a parlare. Cinque minuti, mi raccomando i tempi.

Intanto – e per oggi la finisco – meglio andare al mare, che fa caldo.  Incrociamo le dita che di agosto la sinistra di solito è in grado di dare il peggio del peggio. L’idea del Pd, solo per fare un esempio, nacque proprio in agosto, da un appello di Prodi ai partiti dell’Ulivo per fare una lista unitaria in vista delle elezioni europee che si sarebbero state l’anno dopo. Insomma, tutti al mare, con le dita incrociate. Quello che ci aspetta a settembre, mai come quest’anno, non è dato saperlo. Per ancora un paio di settimane vigilo da qui.








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