Guida pratica al Pd del X Municipio
cap II: gli ubiqui

Ott 15, 2008 by     No Comments    Posted under: La mitica "guida", si fa per ridere






Foto di votattilio2008Altra tribù misteriosa nel variegato panorama del X Municipio di Roma furono sicuramente i cosiddetti “ubiqui”. Gli storici hanno lungamente discusso sulla natura stessa di questa affascinante forma di aggregazione politica. E molti sostengono apertamente che non si trattò di una vera e propria corrente, ma di singoli individui legati semplicemente da un’uniformità di comportamenti costanti nel tempo. Dissentiamo fermamente da questa interpretazione.
Come nel caso dei francomorgiani, infatti, è possibile individuare con esattezza un capo corrente, una corte, una precisa strategia, se non proprio politica quanto meno di espansione continua.
Dai documenti trovati, antiche pratiche medico-politiche dette ricette e pronotazioni, recuperate nella zona dell’antica “Don Boscum”, area “Quinto Pedio” si evince come capostite locale degli ubiqui sia stato un antico signorotto locale, della famiglia dei “battaglidi”.
Il termine ubiqui ha una doppia valenza. Inizialmente si era pensato alla singolare capacità di un famiglio: pare riuscisse a essere presente a tre inaugurazione e due programmi televisivi in contemporanea, riuscendo allo stesso tempo a distribuire biglietti da visita (un antico cartoncino contenente i recapiti personali) in altri due luoghi della città. Ma è forte il sospetto che si tratti di leggende metropolitane.
Piuttosto si pensa che il termine sia dovuto a una caratteristica del capostipite detta capacità di “fiutare l’aria”. Non si capisce bene, visto il termine davvero arcaico, a cosa si riferisse questa espressioni. Alcuni studiosi pensano fosse in grado di percepire in grande anticipo cambiamenti di natura meteorologica. Altri ancora che fosse molto sensibile all’inquinamento atmosferico tipico di quell’epoca. Francamente ci sembrano tesi che non hanno alcuna attinenza con la realtà.
Ci sembra piuttosto da analizzare la loro strategia, diciamo così politica. Da un lato il rapporto personale con il cittadino, registrato di volta in volta in un misterioso quanto leggendario “archivio” di cui si hanno scarsissime notizie. Dall’altro è rimasta leggendaria la capacità di prendere impegni con tutti gli interlocutori che si lega all’altra caratteristica degli “ubiqui”: quella appunto di “fiutare l’aria”. Sono poche – e per altro del tutto incomprensibili agli occhi di un contemporaneo – le modalità precise di azione.
Le poche notizie arrivate attengono a quella che veniva chiamata all’epoca “campagna elettorale”. Si trattava di una arcaica modalità per scegliere i propri rappresentanti negli organismo di governo. In pratica su un foglio denominato scheda si sceglieva un raggruppamento politico e si scriveva il nome del prescelto. Pare che gli ubiqui fossero maestri nell’offrire il proprio appoggio a un numero imprecisato di aspiranti rappresentanti, in maniera da dare l’impressione di una forte potenza. Salvo poi, nella realtà, portare pochi consensi a ciascuno dei rappresentanti. Famosa, nelle cronache dell’epoca la gens paiellis-paiellis, nota per girare con materiale di propaganda (i cosiddetti “santini”) di almeno una decina di aspiranti rappresentanti. Alcuni studiosi sostengono che i componenti di questa famiglia, decisamente facente parte della tribù degli ubiqui, sostenessero anche candidati di raggruppamenti diversi. Ma questo ci sembra francamente incredibile. Mancano comunque prove certe.
Esemplare estremo di questa corrente, nel quale tutte le caratteristiche si ritrovano al massimo livello è un rappresentante chiamato Zidane. Riportiamo da una cronaca dell’epoca: “Egli difese la sua poltrona, contro tutto e tutti. Nato nei veltroniani, passò prima con i francomorgiani, poi con i democristiani doc, poi ancora con i rutellidi, tornò infine con i francomorgiani che ammazzarono il capretto più grasso e furono giorni e giorni di festa. La sua caratteristica principale era la forza nei colpi di testa”. Di Zidane si persero poi le tracce. Pare che sia rimasto incollato a quella che nella cronaca viene nominata poltrona. Si trattava di un mobile dell’epoca atto a stare comodamente seduti. Pare che gli ubiqui e i francomorgiani fossero molto attaccati alla comodità.
Ma i campioni della tribù restano i battaglidi: seppero crearsi una corte numerosa e potente, nelle numerose contese riuscirono a non prendere mai posizione se non dopo avere la certezza di avrebbe vinto. Partecipavano a tutte le riunioni, pretendendo di usare un proprio personale bilancino, cercavano di piazzare uomini e donne della famiglia in tutte le tribù, poi a tratti si riunivano, cercando di condizionare la vita di tutte le correnti. Perfino i democristiani, si legge nei rari documenti trovati, li presero come esempio di perfetta strategia politica.
La seconda generazione dei battaglidi aggiunse alle pratiche già note della famiglia quella dell’indiscriminata accettazione di qualsiasi tesi o proposta politica venisse enunciata negli assembramenti, altrimenti detti “riunioni”, anche se di ispirazione diametralmente opposta. Sono stati ritrovati dei brevi messaggi di testo detti “sms” contenenti frasi arcaiche come:”Ao”, “Vai!”, “Bella”, “Stai pettinato” “Damose na punta”, di cui francamente si ignora il significato. Non si hanno notizie se questa pratica nuova abbia soppiantato quelle precedenti o si sia estinta con la seconda generazione.
Gli ubiqui si estinsero insieme alle altre tribù, essendo per loro stessa natura, incapaci di vivere in maniera autonoma.








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