Note dal ritiro: il Pd Lazio alla prova delle primarie

Nov 23, 2011 by     No Comments    Posted under: il pd






Nel sottoscala l’umidità continua e la tastiera nuova che mi ha datto peggiora la situazione. Microsoft è quasi peggio di Minzolini, altera la realtà.

Noto, comunque con disappunto, che il dibattito sul Pd del Lazio non decolla. Da una parte chi dice che è impeganto a salvare il Pd del Lazio, dall’altra chi lancia appelli all’unità non si capisce bene su cosa e per fare cosa.

Personalmente resto dell’opinione espressa ieri. Il tema è la natura stessa del Pd, il fallimento della ragione storica che ha portato alla sua nascita. E le conseguenze drammatiche di questo fallimento nel campo della sinistra italiana.

Detto questo però non scappo e provo a cimentarmi con alcune questioni di merito, su cui mi piacerebbe conoscere il parere dei due aspiranti segretari, i molto onorevoli Gasbarra e Bachelet.

 

Il Lazio bene comune

Come accenavo nella precedente nota, trovo che quella dei beni comuni sia una chiave di analisi di società più che un tema specifico. Per questo mi piacerebbe conoscere cosa pensano i due molto onorevoli su alcuni temi specifici.

Trasporti: Le varie società pubbliche che gestiscono il trasporto sono alla bancarotta. Cosa facciamo, cosa diciamo? Privatizziamo, rifinanziamo a fondo perduto come accade di solito salvo accorgersi che non serve a nulla? Nel primo caso dobbiamo capire che un eventuale privato ci vorrebbe guadagnare dal servizio e quindi, automaticamente sarebbero a rischio le tratte più periferiche, che generano meno introiti, sono meno frequentate, ma costituiscono spesso l’unico mezzo di collegamento per migliaia di cittadini. Nel secondo caso bisogna quanto meno trovare i fondi. E mi sembra complicato. Io credo che bisognerebbe garantire intanto il servizio pubblico, altro che privati. Studiando, intanto, una nuova struttura societaria che riunifichi le varie società che esistono sul territorio. Con le giunte di centro sinistra abbiamo assistito ad una moltiplicazione delle società, abbiamo spezzato gestione della rete da quella del patrimonio, moltiplicato poltrone e poltroncine senza risolvere alcunché. Questo è il punto da cui partire. Forse creare una sola holding regionale che gestisca nel complesso il tarsporto su gomma, le metropolitane e le ferrovie concesse sarebbe non la soluzione di tutti i mali, ma almeno l’inizio della soluzione. In secondo luogo: studiare una differenziazione delle vetture a seconda delle tratte. CHe senso ha usare i pulmann più grandi in tutte le situazioni? Entrando nel dettaglio si potrebbe pensare anche di unificare, ove già non succede, la figura dell’autista con quella del bigliettaio per combattere l’evasione.

Urbanistica: è il tema più scottante dell’ultimo anno, in cui il Pd si è opposto, almeno a parole, al piano casa Ciocchetti-Polverini. Senza mai avanzare una proposta alternativa. Io credo che dobbiamo capovolgere l’ottica usata negli ultimi decenni. Il territorio è il nostro bene comune per definizione. E l’uso del territorio va pianificato con attenzione. Costruire, cementificare è un danno per tutti, in primo luogo per chi andrà ad abitare in città senza senso, senza anima, senza “vissuto”. Servirebbe una legge nazionale sull’uso dei suoli, ma anche a livello regionale si può fare molto, stabilendo norme più chiare e stringenti, più semplici, ma proprio per questo automaticamente più restrittive. Tolleranza zero per l’abusivismo che non è più quello di necessità, ma essenzialmente speculativo. Obbligo di elevato grado di autosufficienza energetica per le nuove costruzioni, rispetto assoluto per le norme di salguardia idrogeologica, delle coste e dei fiumi.

Sanità: ripensare davvero il sistema sanitario, andando a chiudere gli ospedali inutili, quelli di paese, creando policlicini di livello per macroarea, potenziare la medicina di base, creando una rete assistenziale h24. Riequilibrare la sanità romana, ipertrofica, con quella delle province. Rivedere il sistema degli accreditamenti, tagliando la sanità privata che non pèuò stare sullo stesso piano di quella pubblica. Incrementare il sistema di controlli sull’appriopriatezza delle prestazioni. Sono solo i titoli, ma anche in questo campo occorre una svolta copernicana, lasciando da parte le troppe timidezze della giunta Marrazzo.

Rifiuti: raccolta porta a porta obbligatoria, per legge, su tutto il territorio regionale, nell’arco di due anni. E’ l’unico modo, radicale anzi brutale, per voltare pagina, dire addio alle discariche e superare l’emergenza rifiuti. Serve un ruolo forte del pubblico non solo nella raccolta, ma anche negli impianti di gassificazione – la parte redditizia del ciclo – che non possono essere lasciati al solito Manlio Cerroni. La produzione di energia attraverso i rifiuti può diventare una ricchezza per la nostra Regione. Al tempo stesso valorizzare i rivoluzionari progetti avanzati da molte università italiane per il trattamento meccanismo dell’indifferenziato.

 

Le istitituzioni bene comune

Legge elettorale regionale con collegi uninominali a doppio turno, costituziuone dell’area metropolitana di Roma, Regione come ambito naturale per lo sviluppo della Capitale.

Mi limito ai titolo, perché davvero serve un capitolo a parte per ogni argomento. Ma si tratta di temi che un partito che vuole governare e non solo vincere le elezioni non può dimenticare.

Riduzione degli sprechi: riportare a cinquanta il numero dei consiglieri regionali, garantendo una rappresentanza a tutte le Province. Taglio del cinquanta per cento dello stipendio complessivo dei consiglieri regionali, oltre 15mila euro attualmente. Riforma del sistema previdenziale dei consiglieri regionali: non più il vitalizio garantito dopo una legislatura, ma semplice versamento dei contributi previdenziali come tutti i comuni mortali. Eliminazione della liquidazione.

Taglio del cinquanta per cento degli stipendi dei dirigenti apicali della Regione. Eliminazione del concetto di auto blu personale, creando un sistema a rotazione. L’auto blu è copmunque da utilizzare solo per gli impegni istituzionali.

Area metropolitana di Roma: E’ urgente, ancora più che dotare la capitale di poteri maggiori. Serve un coordinamento di area vasta per garantire al sistema Roma una dimensione competitiva dal punto di vista economico, dello sviluppo, delle conoscenze. Fare sistema attraverso la Regione che deve essere davvero organoi di programmazione e non di amministrazione. Delega alle province e ai Comuni di tutti i poteri amministrativi, dalla gestione delle strade, al turismo, all’urbanistica.

Riforma del Consiglio regionale: taglio del numero delle commissioni, da portare a 8, accorpando le competenze per materia omogenea, dotare le commissioni di potere legiferante sul modello della Camera. Taglio del personale in servizio nelle segreterie politiche, nell’ufficio di presidenza, nei gruppi politici: una riduzione del 50 per cento, effettuata potenziando al contempo i servizi istituzionali del Consiglio che devono essere autorevoli e autonomi rispetto alla politica.

 

Il Partito demcratico, una scommessa fallita

Prendiamo atto che il PD, così come è oggi, è una scommessa fallita. Lasciamo perdere la continua redazione di regolamenti, statuti, circolari. Documenti fumosi pieni di regole non sanziate, che non rispetterà mai nessuno.

Ripartire da zero: tesseramento con quota in proporzione al reddito, organismi dirigenti veri, segreterie votate dagli organismi dirigenti e non nominate. Stabilire incompatibilità chiare, poche regole ma precise, affidare ad organismi di controllo seri, se necessario esterni al partito, il potere di sanzionare eventuali irregolarità.

Costruire la federazione della Provincia di Roma, in analogia all’area metropolitana.

Stabilire un patto di consultazione a livello regionale con Sel e Idv, per costruire una vera opposizione unitaria alla giunta Polverini.

 

Come vedete ho scritto soltanto i titoli e molti atri ce ne sarebbero. C’è anche la volontà di confrontarsi, nei luoghi propri (l’assemblea e la direzione regionale)? A me sembra che troppi evitino il confronto per nascondere le proprie debolezze dietro toni esasperati che coprono il vuoto assoluto dell’elaborazione, ma sono disposto a ricredermi in ogno momento.








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