Primo: imparare di nuovo a fare l’opposizione.
Il pippone del venerdì/109

Lug 19, 2019 by     1 Comment     Posted under: Il pippone del venerdì

Da più parti, nelle svariate formazioni che si definiscono di sinistra, sento levarsi appelli a “costruire l’alternativa”. E sicuramente questa esigenza c’è. Sarebbe interessante discutere su questi temi con chi sta al 20 per cento e parla di vocazione maggioritaria, ma su questo abbiamo scritto e dibattuto a lungo. Sapete come la penso: per me la partita per governare questo Paese si può riaprire soltanto ridefinendo il campo della sinistra e disgregando l’alleanza di governo: se non si scioglie l’abbraccio Salvini-Di Maio siamo condannati a lottare per il secondo posto. E un campionato dove si sa già chi vince non è interessante, soprattutto se non sei la Juventus.

L’alternativa dunque per me si costruisce così. Un segnale interessante, in questo senso, è arrivato dall’Europa, dove i 5 stelle hanno votato insieme a popolari, socialisti e macroniani contro i sovranisti. Sarebbe bene mettere un cuneo dentro questa crepa e amplificare ogni giorno le contraddizioni nella maggioranza di governo, ma mi pare che siamo ancora ai pop corn di Renzi che, non a caso, interviene subito per spegnere ogni flebile fiammella: l’ipotesi di un’alleanza Pd-5 Stelle che torna a farsi strada sulle pagine dei giornali, per lo statista di Rignano “non è un colpo di genio, ma un colpo di sole”. Linea del resto subito sposata da Zingaretti e soci che hanno paura di fare la parte di quelli troppo intraprendenti. Restano possibilisti i vecchi democristiani alla Franceschini, altra scuola va riconosciuto.

Ma, dicevo, per me questo discorso è archiviato. Molto più banalmente in questo pippone di metà luglio, volevo parlare della necessità di imparare di nuovo a fare l’opposizione. Perché per poter essere percepiti come alternativa credibile a qualcosa, bisogna prima essere in grado di dare battaglia anche da posizioni di minoranza. Fare squadra, innanzitutto. Mettere insieme un po’ di parole d’ordine credibili, individuare il blocco sociale a cui ci si vuole rivolgere. Aprire un dialogo. Cosette semplici, in apparenza.

In realtà a me sembra che i gruppi dirigenti della sinistra dispersa siano un po’ come i pugili suonati, quelli che non riescono a riprendere lucidità tra un cazzotto e l’altro e si possono salvare soltanto se suona la campana per tempo. Peccato che qui i pugni arrivano senza soluzione di continuità e i Ko, malgrado ogni volta si trovi qualche motivo per esultare, si susseguono, elezione dopo elezione, regione dopo regione, comune dopo comune. Forse sono soltanto io che li vedo così, ma mi sembra che non ne azzecchiamo una manco per sbaglio. Intanto scegliamo sempre il campo che l’avversario preferisce: immigrazione, difesa dei diritti civili. Tutti temi che non possiamo lasciare alla propaganda leghista, ci mancherebbe, ma non possiamo parlare e fare manifestazioni solo sugli sbarchi dei clandestini o scandalizzarci per gli sgomberi delle case occupate (sempre dai nostri salotti, ci mancherebbe).

Un esempio lampante della nostra incapacità ormai conclamata di fare opposizione è stato l’incontro fra Salvini e le forze sociali. A me sembra evidente che quando ti convoca il vicepresidente del Consiglio tu ci vai, ascolti e poi ovviamente dici la tua. Non sta al sindacato stare a sindacare sulla qualifica che ha Salvini e sulla legittimità della convocazione. Per te è il numero due del governo e il leader del primo partito in Italia, non puoi sfuggire al confronto. Poi devi avere la schiena dritta, ma questo non mi pare possa essere contestabile a Landini. A sembra evidente anche che si trattava di una occasione ottima per sparare a pallettoni su un governo dove manco si capiscono più i ruoli e il ministro dell’Interno fa anche le parti di quelli del Lavoro e dell’Economia. Un’opposizione attenta avrebbe colto la palla al balzo per aprire ancora di più quelle crepe di cui parlavo sopra. E invece no: tutti a sparare su Landini che non doveva andare all’incontro. Pura follia. Se non ci fosse andato gli stessi avrebbero sentenziato su quanto era vecchio e barricadiero questo sindacato che rifiuta il confronto. Accetto scommesse.

Io capisco che non sia facile perché l’alleanza Lega-5 Stelle mi sembra una specie di tutto compreso: fanno benissimo sia la parte del governo che quella dell’opposizione, a giorni alterni. Si scannano pubblicamente e intanto trattano fra di loro. Alla fine, dopo aver magari trovato qualche tema su cui sviare l’attenzione, si accordano e vanno oltre. E noi abbocchiamo. Oppure rinviano il tema a tempi migliori. Intanto l’Italia continua il suo declino inesorabile e le tensioni sociali non scoppiano. O meglio: non c’è un’opposizione in grado di incanalare le tensioni che pur esistono e trasformarle in un movimento di protesta vero. Questa sarebbe la fase due, dopo aver ripreso a fare l’opposizione. Noi siamo ancora al punto zero. Quello del meglio stare zitti.

Altro esempio: la vicenda Alitalia. Ora, a parte l’inversione a U alla quale è stato costretto Di Maio per il quale una quindicina di giorni fa era impensabile la partecipazione dei Benetton perché Atlantia era un’azienda decotta che avrebbe trascinato verso il baratro anche Alitalia e adesso, invece, è diventato un partner industriale essenziale nella cordata guidata da Fs, a parte questo dicevo, ma qualcuno sta provando a capire cosa succede davvero, ad esempio dal punto di vista dell’occupazione? Di quale piano industriale si parla? I lavoratori non dovrebbero essere una componente essenziale del nostro blocco sociale? Stessa cosa succede all’Ilva, dove salvo sporadiche eccezioni i leader della sinistra non mettono più piede.

Basterebbe tutto questo? Come accennato l’opposizione andrebbe fatta vivere nelle tensioni sociali, usata come propellente per ricostruire quella base di consenso che adesso ci manca. Si preferiscono sparute assemblee nei teatri romani. Che poi, essendo metà luglio passata, anche la scelta delle location è significativa della nostra collettiva capacità di farci del male. Ecco, in questo non ci batte nessuno davvero.

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